Quando sentimenti ed emozioni fanno la differenza

Troppo spesso nelle separazioni e nei divorzi tra coniugi, ci si dimentica dei bei periodi passati insieme, dei sentimenti importanti provati l’uno per l’altra e soprattutto di tutte quelle affinità elettive che ci hanno fatto innamorare di quella persona fra le tante.

Tra le possibilità ed i percorsi messi a disposizione dal nostro ordinamento giuridico per la separazione dei coniugi, si distingue la Mediazione Familiare, una delle ADR (Alternative Dispute Resolution) più innovative, proprio per la sua attenzione al coinvolgimento sentimentale ed emotivo ed allo stress correlato alla fine di una unione matrimoniale.

Ne parliamo con il Dott. Guglielmo Pacchiarotti, Presidente del Gruppo Supporto Gestione Crisi nonché Direttore Didattico dei Corsi di Alta Formazione in Mediazione Familiare in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia.

Dott. Pacchiarotti, quando e dov’è nata la Mediazione Familiare?

La pratica della Mediazione Familiare ha origini molto antiche, addirittura se ne ha traccia negli scritti di Confucio (551 A.C.). Per alcune popolazioni indiane (penne…, non puntini), era obbligatoria per la risoluzione delle controversie che si venivano a creare sia all’interno di un nucleo familiare che all’interno della comunità stessa tra diverse famiglie. In Italia la pratica della Mediazione Familiare è relativamente giovane. Come la maggior parte delle innovazioni, viene delle esperienze d’oltre oceano e oltre manica. Attualmente la normativa di riferimento è dettata dalla UNI 11644 che racchiude tutte le “regole” di comportamento, formazione e svolgimento del percorso, approvate da tutte associazioni di categoria.

Qual è la differenza sostanziale tra un percorso di separazione giudiziale e quello di mediazione familiare?

Fondamentalmente nel percorso di Mediazione Familiare il confronto è tra i due coniugi, o ex coniugi, durante gli incontri vengono messi in gioco tutti i loro bisogni e tutte le loro emozioni, imparando a comunicare fra loro senza conflitti e chiusure, per trovare soluzioni valide e soddisfacenti per entrambi. In un percorso di separazione giudiziale, contrariamente alla Mediazione, i due configgenti non arrivano mai a parlare tra di loro, si “contattano” ed esprimono i loro “voleri” tramite i loro legali, togliendo la circolarità alla comunicazione che si fossilizza in una fredda bi-direzionalità binaria.
Diciamo che diventa una battaglia a distanza che la maggior parte delle volte evolve in una vera e propria guerra di trincea. Altra fondamentale differenza sono i tempi di separazione più rapidi ed i costi sostenuti decisamente più contenuti.

Quindi nel percorso di mediazione i due coniugi si incontrano e decidono il loro futuro?

Esattamente. Mentre in una giudiziale è un terzo (il Giudice) che, seppur estraneo alla coppia, è chiamato a giudicare quello che sono i loro comportamenti durante il coniugio e decidere per loro, dando origine ad un’ottica vincente/perdente, nella Mediazione sono gli stessi coniugi che decidono secondo le loro esigenze ed i loro bisogni, trasformando il modello in vincente/vincente.

Ma come funziona, allora, questo percorso di Mediazione?

La coppia viene immersa in un setting professionale e protetto, vis a vis, dove il mediatore, professionista preparato alla risoluzione di situazioni a media ed alta conflittualità, con l’uso di tecniche adeguate, riesce ad attenuare i conflitti e a ristabilire la comunicazione che si era interrotta tra le due parti. La coppia è sollecitata a esprimere le proprie emozioni ed i propri sentimenti in modo da poterli elaborare e trasmettere all’altra persona il proprio stato d’animo. I mediandi, ritrovando l’armonia comunicativa, ristabiliscono e riaprono i canali che permettono di trasformare i pensieri e le posizioni negativi ed ostraciste in nuove opportunità per il loro futuro.

Quindi la Mediazione Familiare non è un terapia di coppia per ristabilire il coniugio.

Nella maniera più assoluta. La Mediazione Familiare non è una terapia di coppia, non è un consulto legale e non è una seduta di counseling. Soprattutto la sua funzione non è quella di far riappacificare la coppia per una seconda opportunità. E’ una validissima alternativa alla separazione giudiziale, affinché i due coniugi si possano separare nel miglior modo possibile, in armonia e tranquillità, con il preciso scopo
di salvaguardare l’interesse primario dei figli minori quando e se presenti.
Si può dunque affermare che la Mediazione Familiare, attualmente, è il modo più “indolore” per affrontare argomenti scottanti come le separazioni e i divorzi, senza prestarsi ad inutili guerre o “saccheggi” dei ricordi più belli di una coppia.
Emozioni e sentimenti sono messi al primo posto insieme al riconoscimento dell’altro in una positiva visione futurocentrica, applicando uno dei principi base della Fisica Quantistica in base al quale “ Quando cambi il modo di osservare le cose, le cose che osservi cambiano”.

Intervista di Ray Morrison

Guglielmo Pacchiarotti - The Style Researcher (Ray Morrison)Dott. Guglielmo Pacchiarotti Presidente GSGC – Consigliere Regionale A.I.Me.F. – Supervisore A.I.Me.F. – Direttore Didattico Corsi di Alta Formazione
www.gsgc.it

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